Il termine giapponese “hikikomori” (引き篭り, letteralmente “stare in disparte”, “isolarsi”) è stato incluso nella nuova edizione dell’Oxford Dictionary of English edita giovedì scorso dalla Oxford University Press.

Nella versione online del dizionario, il termine viene così definito:

Pronuncia:/hɪˌkɪkə(ʊ)ˈmɔːri/
sostantivo

  • (in Giappone) l’anormale ritiro dai contatti sociali, (fenomeno) tipico degli adolescenti maschi

  • persona che evita i contatti sociali

Origine: giapponese, letteralmente “restare in casa”, “isolarsi (dalla società)”

Il Ministero della Salute giapponese, sul suo sito ufficiale, definisce hikikomori

quelle persone che restano confinate nella propria casa per oltre 6 mesi, senza andare a lavoro o a scuola, e che non interagiscono con altre persone eccetto che con i familiari

Il Ministero stima che le famiglie con hikikomori siano almeno 320.000 e che il fenomeno interessi l’1,18% dei maschi giapponesi di età compresa tra i 20 e i 49 anni.

Il termine “hikikomori” è stato coniato alla fine degli anni ’90 dallo psicologo Saitō Tamaki (斎藤環), 49 anni, ma il fenomeno era già noto fin dagli anni ’70. I suoi sintomi vennero identificati dallo psicanalista Doi Takeo (1920-2009) nel libro “Anatomia della dipendenza” (甘えの構造, Amae no kōzō), pubblicato nel 1971.

Varie sono le cause che portano un individuo ad isolarsi dalla società, ma tra i fattori che contribuiscono alla diffusione del fenomeno hikikomori vengono spessi citati la tendenza dei giovani a restare a lungo nella casa dei genitori (soprattutto se si tratta di famiglie benestanti), l’inabilità da parte dei genitori di riconoscere i sintomi dell’isolamento del proprio figlio, la mancanza di garanzie di un lavoro stabile per le nuove generazioni.

(articolo a cura di Bea Montanari)